Strelnik mi ha scritto così:
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Assault on Precinct 13 dvdrip Ciao Filippo, ho letto sul tuo sito dei Disperazione e dei suoni agricolo/meticci che scavallarono per l’aere dal ‘96 al 2000. Io son circa due anni che sto ragionando e appuntandomi robe su quelli che io chiamo “punk agricoli”: cerco o invento spunti, informazioni e altro su questo stato dell’animo e delle tasche; anche per questo mi piacerebbe saperne qualche rigo in più sul punfolk di questo ensemble in/per cui tu hai agito quasi per un lustro. (…)
Salut et fraternité!
Strelnik
Io, sulle ali dei ricordi, ho risposto così: Akeelah and the Bee full movie Bath Day movie download
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Caro Strelnik, vado random e di fretta: io nel 1995 ho deciso che dovevo fare un gruppo: ne ho fatti due, Clashing Society e Società Contrastante: hanno avuto sei mesi di vita a testa: il terzo, mi son detto, no, il terzo deve durare. Io nel 1996 avevo appena compiuto 18 anni, l’anno prima, passando l’estate in falegnameria, m’ero comprato un’imitazione di un’imitazione di una Ibanez (Silver Cadet era la marca), ma cazzo, la sapevo suonare zero, poi se provavo a cantare mentre suonavo era la tragedia. Nei due gruppi precedenti avevo fatto il chitarrista (!) e il compositore dei testi, per i Disperazione mi dissi, la chitarra la mollo a un altro.
Disperazione: uno si chiede “perché?” facile: mi aveva appena mollato una fidanzata bellissima senza che io fossi riuscito a farci l’amore e poi in quel periodo a Torino c’erano i Negazione di Zarzo Sassola e i Distruzione di Sandro Serra e pareva che se il nome finiva in -zione era più fico. C’erano già anche i Perturbazione a meno di dieci chilometri, ma era tutta un’altra storia. Noi senza saperne un cazzo eravamo punk. Essere punk, che era una parola praticamente assente dal nostro lessico, forse voleva dire che ascoltavamo i dischi e i concerti nei nostri amici, ci fumavamo le cose, stavamo in periferia e suonavamo forte i nostri pezzi: suonavamo i nostri pezzi perché pure Anarchy in UK ci sembrava di un difficile fuori dal senso, neanche le cover dei CCCP ci venivano. Ora che ci penzo i disperazione nel corso della loro attività hanno fatto una sola cover: Il cielo in una stanza
di Gino Paoli. A un certo punto comunque è venuta fuori questa cosa del meticciato e del suono agricolo: se dicessi che mi ricordo come fu mentirei: so solo che ci venne naturale in tempi non sospetti di cantare in dialetto – quello dei mie genitori, il siciliano – di scrivere testi di preghiere, di proverbi, di storie di paese, e di suonare tarantelle, blues, punk, hip hop e tutto quello che a naso ci sembrava che fosse e potesse diventare popolare
: popolare, lo dico col senno di poi, in senso gramsciano. Facevamo il punk con un’attitudine folk. Era un modo per essere contro senza essere soli, sentire la tradizione di gente che prima di noi era già stata contro
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Nel 1999 registrammo e mixammo in un’ora e mezza un demo di una quarantina di minuti, con molti dei vecchi pezzi, non resta quindi testimonianza degli ultimi risvolti, quelli più agricoli. Forse solo riqu, il batterista, conserva una registrazione fatta in una sala prove di torino sud con gli ultimi pezzi composti (riqu se ce l’hai te la pago a peso d’oro!). A primavera 2000 si sfasciò il gruppo, non mi ricordo il perché. A ottobre del 2000 nasceva invece la brigata torquemada che riprendeva quel discorso dall’altro capo del filo: fare il folk con attitudine punk.
Ora come allora sono i miei amici e mi fa piacere citarli, i disperazione, nella loro storica e scintillante formazione:
Sergio Di Gennaro: basso
Riqu Bruno: batteria
Edo Pezzuto: chitarra
Filo Sottile: voce e marranzanu
fraternité
filo